Punti Chiave
Il Mercato Volontario del Carbonio (VCM) sta entrando in una fase più strutturata e trasparente, definita da standard sempre più rigorosi. Poiché framework come l’SBTi (Science Based Targets initiative) e le linee guida dell’ICVCM (Integrity Council for the Voluntary Carbon Market) stanno innalzando i requisiti di qualità e integrità, il contributo alla lotta contro il cambiamento climatico si sta trasformando: da opzione discrezionale a pilastro misurabile della responsabilità d'impresa.
Il Mercato Volontario del Carbonio (VCM) sta entrando in una nuova fase, plasmata dalle crescenti aspettative sulla responsabilità d'impresa, da requisiti di qualità più stringenti e da un progressivo allineamento con i mercati regolamentati. I costanti sviluppi negli standard, nelle normative e nei framework di rendicontazione delineano un mercato sempre più strutturato e trasparente, con regole più chiare su integrità, impatto e responsabilità.
Insieme, questi cambiamenti segnalano una maturazione delle pratiche legate alla contribuzione climatica, che si allontanano da approcci frammentati per orientarsi verso un impegno più coerente, credibile e di lungo periodo.
Un segnale importante di questa transizione proviene dalla bozza del Corporate Net-Zero Standard V2 di SBTi, che introduce il concetto di responsabilità continua sulle emissioni. Questo framework sostituisce la "Beyond Value Chain Mitigation" e i target intermedi di rimozione della CO₂, definendo la contribuzione climatica non più come un’aggiunta discrezionale, ma come un riconoscimento opzionale.
Se la proposta verrà approvata, le aziende potranno scegliere tra due status. Nel percorso "Recognised", le imprese si assumono la responsabilità di almeno l'1% delle proprie emissioni di Scopo 1–3, sia ottenendo risultati verificati in termini di mitigazione, sia applicando un prezzo interno minimo del carbonio pari a 20 dollari per tonnellata e destinando il budget così generato ad azioni climatiche ammissibili. Il percorso "Leadership" richiede un prezzo del carbonio di almeno 80 dollari per tonnellata su tutte le emissioni correnti e l'uso dei proventi per finanziare attività di mitigazione equivalenti ad almeno il 40% di tali emissioni. In entrambi i casi, le attività ammissibili includono crediti di riduzione e rimozione di alta qualità.
A livello di policy, l’obiettivo climatico dell'Unione Europea per il 2040 accelera l'evoluzione del mercato. L'UE si è impegnata ad una riduzione del 90% delle emissioni nette di gas serra rispetto ai livelli del 1990, introducendo al contempo meccanismi di flessibilità che riconoscono il ruolo dei mercati del carbonio.
A partire dal 2036, i crediti internazionali di alta qualità potranno essere utilizzati per una quota fino al 5% delle emissioni nette UE del 1990, parallelamente all'integrazione nel sistema EU ETS delle rimozioni permanenti generate a livello domestico ai sensi del Regolamento sul ripristino del carbonio nei suoli e sulle rimozioni di carbonio (CRCF). Ciò rafforza ulteriormente la convergenza tra mercati volontari e regolamentati e solleva interrogativi sull'offerta a lungo termine e sulla determinazione dei prezzi per gli acquirenti.
I framework di qualità stanno assumendo un'importanza crescente attraverso l'ICVCM, che sta plasmando in misura sempre maggiore le aspettative sul lato dell'offerta del mercato volontario. Poiché si prevede che l'ICROA cessi la propria attività nel 2026, i Core Carbon Principles dell'ICVCM stanno diventando un punto di riferimento fondamentale.
Tuttavia, l'offerta di alta qualità rimane limitata. A dicembre 2025, solo circa 51 milioni di crediti hanno ricevuto l'approvazione CCP, rappresentando appena il 4% delle emissioni totali del 2024. Questo divario illustra sia l'ambizione del framework, sia la limitata disponibilità nel breve termine di crediti che soddisfino tali criteri.
Gli sviluppi ai sensi dell'Articolo 6 dell'Accordo di Parigi, in particolare l'Articolo 6.4, noto anche come Meccanismo di Accreditamento dell'Accordo di Parigi (PACM), rimangono incrementali. Ad oggi, è stata approvata una sola metodologia, relativa al gas di discarica.
Sebbene la supervisione delle Nazioni Unite conferisca credibilità istituzionale, essa non garantisce automaticamente l'alta qualità. Le lezioni apprese dal Clean Development Mechanism continuano a delineare un approccio prudente, caratterizzato dall'enfasi su metodologie robuste, baseline conservative e una solida governance.
Le modifiche proposte nella bozza della versione semplificata dell'ESRS E1 chiariscono le modalità con cui le aziende devono rendicontare l'uso dei crediti di carbonio ai sensi della CSRD. I riferimenti alle relative rettifiche sono stati rimossi, in quanto risultavano fuorvianti in un contesto di contribuzione volontaria, e sono state eliminate le distinzioni tra progetti UE ed extra-UE.
Le aziende devono comunque rendicontare la loro contribuzione climatica separatamente dalle emissioni e dai target di riduzione, spiegare il ruolo dei crediti di carbonio nelle proprie strategie climatiche e dichiarare i criteri di qualità applicati. La rendicontazione riguarderà sia i crediti ritirati durante l'anno, sia quelli previsti per il ritiro futuro, con una distinzione tra attività di riduzione e di rimozione.
Nel complesso, questi sviluppi delineano un mercato volontario del carbonio (VCM) che sta diventando più rigoroso e strettamente integrato nelle strategie climatiche aziendali. L'enfasi si sta spostando da una partecipazione simbolica verso una responsabilità misurabile, una pianificazione a lungo termine e un impatto credibile.
Per gli acquirenti, ciò significa operare in un mercato in cui la qualità, la governance e l'allineamento normativo definiscono sempre più il valore, e dove la contribuzione climatica non è più opzionale, ma fondamentale.
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