Punti Chiave
L’economia circolare svolge un ruolo strategico nell’azione climatica aziendale offrendo un duplice vantaggio: ridurre le emissioni lungo la catena del valore e rispondere al contempo alla responsabilità delle emissioni in corso (OER) tramite crediti di carbonio certificati. Questo approccio consente alle aziende di superare la semplice compensazione sostenendo progetti di contribuzione climatica ad alta integrità che rafforzano l’efficienza delle risorse e generano benefici socio-economici locali.
La percezione delle priorità climatiche e l'evoluzione dei mercati del carbonio hanno reso insufficiente la semplice logica della compensazione. Le aziende seriamente impegnate a raggiungere la neutralità carbonica adottano ormai un approccio più ambizioso: la contribuzione climatica, che combina la riduzione effettiva delle proprie emissioni con la responsabilità per quelle che continuano a produrre.
Questo approccio fa parte di una visione più ampia: ogni attore deve innanzitutto agire laddove il proprio impatto climatico è maggiore, all’interno della propria catena del valore (acquisti, produzione, logistica, utilizzo dei prodotti e fine ciclo di vita), mobilitando al contempo finanziamenti legati al carbonio per sostenere progetti climatici che contribuiscono agli sforzi globali verso la neutralità carbonica. Si allinea inoltre alla transizione verso un modello sostenibile coerente con gli obiettivi globali di riduzione dei gas serra.
È proprio questa duplice azione — ridurre le emissioni alla fonte e amplificarne al contempo l’impatto globale — a dare pieno significato al concetto di contribuzione climatica: le imprese vanno oltre la semplice «compensazione» e partecipano attivamente alla trasformazione dei modelli di produzione e di consumo, alla creazione di posti di lavoro a livello locale e al rafforzamento della resilienza delle comunità.
In questo articolo analizzeremo tre esempi settoriali che illustrano come l’economia circolare possa essere utilizzata come leva per ridurre le emissioni interne, generando al contempo crediti di carbonio acquistabili a sostegno di progetti di contribuzione climatica, nell’ambito della responsabilità in materia di emissioni in corso.
Cominciamo con un settore simbolico: il digitale. Spesso percepito come “immateriale”, è in realtà responsabile di circa il 6% delle emissioni globali di CO₂, una quota che potrebbe triplicare entro il 2030 senza interventi concreti. La sola produzione di dispositivi (computer, smartphone, server) genera l’80% di queste emissioni.
Per contrastare questa tendenza, alcune aziende si specializzano nel ricondizionamento IT: raccolgono apparecchiature usate, le riparano e le rimettono in commercio, allungandone la vita utile. I dispositivi non riparabili vengono smontati per recuperare i componenti riutilizzabili, mentre il resto viene riciclato. Oggi, però, solo il 5% circa dei dispositivi a fine vita viene ricondizionato, e paradossalmente una parte significativa dei computer ricondizionati acquistati in Europa arriva ancora da Asia o Stati Uniti.
Sviluppare filiere locali di ricondizionamento è quindi strategico: acquistando da questi operatori, le aziende riducono direttamente l’impronta carbonica delle proprie attività digitali. Inoltre, sostenendo tali progetti tramite crediti di carbonio da evitamento (ogni dispositivo ricondizionato sostituisce uno nuovo, evitando le emissioni legate alla produzione), contribuiscono a diffondere il modello.
Molti progetti hanno anche un forte impatto sociale: alcune organizzazioni formano e impiegano persone escluse dal mercato del lavoro. È il caso di un’iniziativa presente nel catalogo ClimateSeed che collabora con istituti penitenziari, offrendo ai detenuti una seconda possibilità attraverso la formazione nei mestieri del ricondizionamento. Un esempio in cui benefici ambientali, economici e sociali si intrecciano. Per ulteriori informazioni, non esitate a contattarci.
L’edilizia è un altro settore ad alto impatto: produce circa il 40% delle emissioni globali di CO₂ ed è il maggiore generatore di rifiuti. Oggi la prassi dominante resta demolire e ricostruire.
Tuttavia, stanno prendendo piede approcci innovativi come la demolizione selettiva, il recupero di materiali (legno, metallo, infissi, impianti), il ricondizionamento e la vendita tramite piattaforme digitali.
Questo modello circolare riduce il consumo di materie prime, limita i rifiuti e abbassa le emissioni derivanti dalla produzione di nuovi materiali. Tuttavia, comporta costi maggiori rispetto alla demolizione tradizionale, dovuti alla logistica, alla manodopera e al rispetto delle normative — ostacoli che ne frenano la diffusione su larga scala.
Anche in questo caso la finanza climatica può fare la differenza: i crediti generati dalle emissioni evitate possono colmare il divario di costi, finanziare infrastrutture e rendere il riuso competitivo nel settore edilizio. È una direzione pienamente in linea con una transizione verso un’economia a basso consumo di energia e risorse.
In Africa orientale, un progetto pionieristico trasforma rifiuti organici in risorse preziose grazie all’allevamento della mosca soldato nera. Le larve si nutrono di scarti organici industriali e domestici, trasformando ciò che finirebbe in discarica in proteine di alta qualità per mangimi animali (in sostituzione della soia, che ha un’elevata impronta carbonica).
Ogni tonnellata di rifiuti evitata in discarica riduce le emissioni di metano, un gas serra molto più potente della CO₂. I fertilizzanti organici prodotti vengono venduti agli agricoltori locali, diminuendo la dipendenza da fertilizzanti importati, più inquinanti e meno vantaggiosi per l’economia del territorio. Allo stesso tempo, si riduce l’uso di farine animali e fertilizzanti chimici provenienti da lontano.
Le aziende che utilizzano mangimi o fertilizzanti possono così abbattere la propria impronta ambientale scegliendo soluzioni locali e circolari. Altre, pur non usando direttamente questi prodotti, possono sostenere l’espansione di tali progetti acquistando crediti di carbonio. Si tratta di un modello virtuoso di sviluppo locale sostenibile, in cui economia circolare e transizione ecologica procedono di pari passo.
Per saperne di più sulle motivazioni per cui è importante includere progetti di gestione di rifiuti nel tuo portafoglio, ti consigliamo di leggere questo nostro articolo.
Questi esempi riflettono un principio comune: adottando l’economia circolare, le aziende possono ridurre concretamente la propria impronta all’interno della propria catena del valore (attraverso acquisti responsabili, l’utilizzo di materiali riciclati o ricondizionati e la gestione dei rifiuti), sostenendo al contempo progetti a forte impatto sul clima nell’ambito della propria responsabilità in materia di emissioni in corso (OER) grazie a crediti di carbonio certificati.
Questa doppia azione — riduzione alla fonte e ampliamento dell’impatto all’esterno — dà pieno significato al contributo climatico: un approccio che supera la logica della “compensazione” per contribuire attivamente alla trasformazione dei modelli di produzione e consumo, alla creazione di occupazione locale e al rafforzamento della resilienza delle comunità.
Scegliendo l’economia circolare, il riutilizzo o progetti di valorizzazione dei rifiuti, le imprese adottano inoltre un approccio coerente: sostengono soluzioni che prolungano la durata di vita delle risorse, proteggono l’ambiente e favoriscono uno sviluppo socio-economico locale e sostenibile, agendo in modo globale e integrato.
Per saperne di più sul ruolo del biochar nella gestione dei rifiuti, ti consigliamo di leggere il seguente articolo. Per scoprire come l’economia circolare può rafforzare la tua strategia climatica e sostenere la responsabilità delle emissioni in corso, contatta i nostri esperti.